L’anta destra dell’armadio è tappezzata di post-it verdi. Su quella sinistra i post-it rosa galleggiano sparuti (e spauriti) come gli orsi polari in questi giorni. I verdi sono le cose che di me non sopporto, quelle per cui la scelta è “rifare” o “nascondere”. I rosa le cose buone, quelle su cui dovrei puntare e per le quali si aprono gli infiniti spazi del valorizzare, mostrare, esibire and so on.
Giuro che vorrei mettere le mani su quelli che ti invitano a studiarti senza nessuna partecipazione emotiva e che per convincerti ti garantiscono che in ogni donna c’è qualcosa di buono. Si, è vero. Ho dei begli occhi: sono grandi, hanno la forma di due mandorle e le ciglia sono lunghe come se avessero il mascara anche se dimentico di darlo. Peccato che sotto ci siano due borse che sembro un panda con la congiuntivite. Ho un seno come dire mediterraneo e mai ho dovuto sognare una protesi addittiva. Peccato che con l’età punti verso l’ombelico come un kamikaze verso il proprio obiettivo.
E non ditemi che non sono neutrale. Ho guardato la figura nello specchio come a una sconosciuta. E adesso ci sono due o tre cose che so di lei. Avrei preferito non saperle affatto
Non sono mai riuscita ad affrontare niente senza libri in mano (e sul comodino, in borsa, sotto e sopra il letto ma questa è un’altra storia) così anche questa trasformazione ha le sue Bibbie.
Sfogliandone una scopro che, secondo Veronica Webb “I tacchi alti ti mettono il culo su un piedistallo, cioè esattamente al suo posto”. E’ chiaro che per una come me, che il culo ha passato la vita a nasconderlo, trattasi di una vera e propria rivoluzione copernicana.
Ciò nonostante non si prescinde, le bibbie parlano chiaro: quelle come me, che credono seriamente che si possa lasciar trapelare la propria disponibilità a flirtare zampettando con sneakers e simili, sono destinate all’estinzione solitaria.
Mentre faccio pace con l’idea del piedistallo cerco di fare progressi sulla tecnica “rialzarsi con stile”. 10 e lode alla portatrice di abitino grigio/calze coprenti che ricomincia a sfilare con un’atteggiamento così tenero e carico di sense of humor che la rende davvero bellissima (non che ne avesse bisogno…)
Mi chiedono se dietro alla mia trasformazione ci sia una riflessione teorica.
Certo che si, la teoria è sempre stata il mio forte! qui caso mai si fa acqua sulla pratica. Lo so, non sono originale però……più le riviste piallano in copertina modelle anoressiche – salvo affermare sempre nell’editoriale di tutti i mesi dell’anno che si conta per ciò che si è dentro – più le persone della strada lievitano. Più canali di comunicazione si aprono (blog, twitter, myspace insomma web 2.0 e dintorni) più diventa difficile entrare in confidenza con il vicino di scrivania. E che dire del fatto che viviamo nell’era del sesso eppure mai come oggi è stato difficile farne? (gay a parte, loro sembrano aver trovato la formula magica).
Ecco, non vorrei sembrare presuntuosa ma considero me stessa un fenomeno sociale da indagare con spirito giornalistico. Magari in questo modo riesco a dimenticare che è la mia vita e faccio le cose giuste!
Perchè io alla fine sono convinta che dentro di me non ci sia niente che non va. Detto in termini di marketing penso di avere un problema di packaging. Sono un po’ come il prodotto del discount: stessa qualità del marchio ma chiuso in una confezione che in Russia ai tempi di Stalin sapevano fare di meglio. La cosa buffa è che per un lungo periodo mi sono anche vantata della “sobrietà” del mio imballaggio!
Poi sono arrivata al bivio: lasciare il prodotto a marcire sullo scaffale, decretando per altro il fallimento dell’intero discount o piegarsi alla logica del mercato. Quando mi sono resa conto che rifacendomi il packaging (dovrei dire look?) avrei vinto il mercato imponendogli la sopravvivenza del mio prodotto, ecco allora non ho avuto più nessun dubbio!
Cercherò di farmi un incarto ammiccante però minimalista, anche un po’ ecologico. In questo blog non entreranno scarpe o vestiti a 4 cifre che per questa nouvelle BB furono, sono e saranno immorali. Le fans di Sex and the city mi perdonino.
Mi guardo intorno come se non dovessi vedere mai più queste pareti. Mi chiedo se anche la casa sarà investita dal sacro fuoco della trasformazione e già so che si.
Penso che anche il conto dovrebbe subire una trasformazione. Le rivoluzioni esistenziali costano e con 1500 euro netti al mese non si vola molto alto. Se avessi le tende potrei strapparle per farne un vestito, come Rossella.
Invece di Rossella, per stasera, mi prendo solo la frase celebre. Perchè domani sarà davvero un altro giorno. Un’altra vita no, quella ancora no. Qui si studia per raggiungerla una nuova vita. Guardo i resti dell’ultima cena: ho mangiato tanto, disordinato, pesante. Mi verso un altro bicchiere di vino, pensando che è l’ultima volta. Questa volta davvero.
Guardo il mio nuovo diario, sorrido e mi auguro buona fortuna.